giovedì 7 maggio 2015

Pulizie di primavera: beauty decluttering edition





A volte una strana sensazione di sconforto pervade le mie giornate . Non so bene cos’è e come definirla, ma si insinua come uno sgradevole sottofondo musicale nello scorrere più o meno lento dei giorni. Poi però mi guardo intorno e mi rendo conto di essere circondata da mucchi di oggetti di vario tipo e grandezza che per qualche insolita ragione non riescono a trovare il loro posto nel mondo… insomma realizzo che in casa mia c’è un gran casino! Mi chiedo come sia possibile che quel tavolo, fino a qualche giorno prima pulito e immacolato, si sia trasformato in così poco tempo  nel ricettacolo di ricevute bancomat, giornali, scontrini, buste, bollette pagate e varia inutile corrispondenza cartacea. E’ uno spettacolo che mi mette a disagio perché la mia parte irrazionale vorrebbe prendere tutto quello che c’è lì sopra e scaraventarlo nel secchio della spazzatura, dato che non c’ho voglia di mettermi a fare una cernita di ciò che sarebbe il caso di tenere (ad esempio le bollette pagate). In cuor mio però so che nel giro di tre/quattro giorni al massimo, tutto tornerà come prima, perché sono una disordinata cronica e la situazione delle altre parti della casa non è poi migliore. Siccome non voglio finire come quelli di “Sepolti in casa”, per quest’anno ho deciso che devo assolutamente trovare una soluzione, fare un decluttering totale di roba vecchia e inutile. La mia ambizione è arrivare ad avere solo ciò che davvero mi serve ed eliminare il superfluo. Non sono un’accumulatrice seriale, ma non so come, mi ritrovo ad avere la casa piena di oggetti la cui funzione principale è quella di occupare spazio vitale e attirare polvere.

Data la portata quasi faraonica dell’impresa, ho pensato di iniziare dalla parte più facile: il beauty decluttering, quindi raccolta e lancio nel secchio di cosmetici scaduti o mai usati (che proporrei come disciplina olimpionica). Difatti nei beauty case si trova sempre quel rossetto giallo o quell’ombretto glitter multicolor che abbiamo comprato per una festa di carnevale oppure perché quell’anno era il must di ogni makeup.
Avevo programmato “l’evento” verso la fine di marzo, ma con la mia solita simpatica tendenza alla procrastinazione, sono arrivata a farlo nel concreto esattamente un mese dopo. Non che lo avessi deciso quel giorno, ma mi sono ritrovata, quasi senza accorgermene, a gettare rabbiosamente in buste di plastica cosmetici di ogni tipo andando a ridurre in modo drastico il mio arsenale. Ho ridotto all’essenziale tenendo solo quello che uso realmente e facendo piazza pulita della roba “morta”. Ho chiesto anche ad una estetista a proposito della scadenza dei cosmetici perché ho pensato: “Magari è una favola che le industrie del makeup ci rifilano per farci comprare prodotti nuovi”. Mi ha detto invece che la scadenza è reale e funziona un po’ come per il cibo, per cui puoi utilizzare il cosmetico al massimo un mese dopo la data indicata. Dopo tutto questo buttare via, mi sono sentita molto bene, ripulita e rinnovata perché so che la mattina mentre mi sto truccando, non rischierò più di imbattermi in “cadaveri” di rossetti e matite per gli occhi abbandonati nel beauty case.
Ora il mio obiettivo è quello di fare lo stesso nel resto della casa e probabilmente il prossimo decluttering riguarderà vestiti, scarpe e accessori. In questo caso però, ciò che è troppo rovinato verrà buttato, mentre ciò che  è in buone condizioni spero potrà essere utile a qualcun altro. Vado a preparare le buste…

martedì 26 agosto 2014

Voglio una vita spettinata

Guardando le foto di me da bambina, non riesco a trovarne nemmeno una in cui ho i capelli in ordine. La situazione non è cambiata con il passare degli anni e nonostante phon, lacca, piastre e prodotti anti-crespo, i capelli per me restano una questione irrisolta e irrisolvibile.
Sono considerata una persona dal carattere  posato e tranquillo, ma dai capelli notoriamente ingestibili, come se la parte ribelle di me si manifestasse attraverso una chioma imbizzarrita. Sono spettinata sempre, anche dopo essermi spazzolata, anche dopo essere uscita dal parrucchiere. È una condizione costante nella mia vita e le foto lo testimoniano senza alcuna pietà.
Da adolescente era un dramma andare a scuola con i capelli "che non stavano bene" e ho consumato bombolette su bombolette di lacca per farli stare a posto, spesso senza risultati accettabili.   
Poi la necessità di controllo si è affievolita e ho fatto pace con i miei capelli (anche se ogni tanto qualche screzio ancora lo abbiamo).
Ormai non ci faccio più caso, anzi a volte uscendo di casa mi dimentico persino di pettinarmi, oppure se ho poco tempo e devo scegliere tra il darmi qualche colpo do spazzola o mettermi il mascara, la scelta ricade senza esitazione sul mascara.

Insomma, sulle questioni di capelli sono diventata piuttosto stoica, posso dire di aver raggiunto lo zen tricotico. Anzi vi dirò di più, ho constatato che avere i capelli spettinati non é più indice di sciatteria, ma é molto chic, a patto che venga accompagnato da uno stile impeccabile, altrimenti l'analogia immediata con la piccola fiammiferaia é proprio dietro l'angolo.
Posso fare una serie di esempi di donne assolutamente charmant che come me hanno qualche problema a tenere a bada i loro capelli. Anzi, diciamola tutta, sono spesso e in maniera clamorosa SPETTINATE,  tanto che vengono immortalate anche in occasioni ufficiali con le loro chiome ribelli. Ora se tutto questo sia voluto/studiato/ pensato non lo so, ma in ogni caso per me va bene così e ora, quando i miei capelli sono in disordine, posso sentirmi molto chic pure io.

carolinedemaigret.tumblr.com

Caroline de Maigret é la regina delle spettinate. Modella e produttrice musicale, incarna in pieno lo stile della  parigina doc. Infatti, a questo proposito, ha collaborato al  libro "How to be parisian wherever you are: love, style and bad habits", dove spero ci sia spiegato come sembrare favolose anche quando,  invece di una fulgida e lucida chioma, sembra che abbiamo un cane bagnato sulla testa ...

How to Be Parisian Wherever You are: Love, Style and Bad Habits - See more at: http://www.vogue.it/beauty/notizie-bellezza/2014/07/lancome-testimonial-make-up-caroline-de-maigret#sthash.Ual2XTmH.dpuf
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 http://it.wikipedia.org

C'é poi un'altra francese, Clémence Poésy: attrice biondina, carina, apparentemente niente di che. Alterna uno stile bon ton ad uno più bohémiene che ben si accorda con la sua testa spesso spettinata.

 Pinterest.com

Marine Vacth, anche lei irrimediabilmente francese. Giovane e bella come nell'ultimo film di cui è protagonista. Dalla sua parte senza dubbio ha la giovane età che le permette di andare ospite ad una sfilata come se fosse appena uscita dal letto dopo una serata con le amiche (giacca del pigiama compresa...). Portatele un caffé!


  thefrontrowview.com

Altra francese e anche lei degna rappresentante di tutte le spettinate del mondo. Carine Roitfeld, ex modella, ex direttrice di Vogue Paris, non possiamo dire che sia bellissima, io però la trovo divertente e anticonvenzionale. Non sarà il diavolo che veste Prada, ma di sicuro c'ha un diavolo per capello!


  loxabeauty.com

E dulcis in fundo, spostiamoci dalla Francia e andiamo in Gran Bretagna con la "non ci sono abbastanza parole per definire" Kate Moss. Che si può dire di codesta fanciulla? Nessuno come lei ha abbracciato davvero il concetto di vita spettinata! In ogni occasione in cui mostra i capelli in disordine, la pancetta, il make up un po' sfatto, ha sempre un'espressione che sembra dire "Sticazzi!" 
La adoro.


sabato 12 luglio 2014

Cucumber water




Devo confessare che fino ad ora, diete non ne ho mai fatte. Sia perché non ne ho mai avuto un bisogno reale, sia perché sono probabilmente tra le persone meno costanti del pianeta Terra e se avessi la necessità, Dio non voglia, di seguirne una, è certo che finirei per mollarla dopo qualche giorno.
In passato, tuttavia, qualche fissazione alimentare ce l’ho avuta, in alcuni casi ho eliminato del tutto certi “cibi”, a volte con motivazioni concrete (intolleranze varie), altre senza una ragione che l’intelletto umano potesse ritenere logica.
Da bambina ero molto brava e mangiavo pure le verdure, ma solo quelle crude e ricordo l’ilarità di chi mi vedeva divorare piatti su piatti di insalata mista, mi ci avventavo con la foga di una capra col verme solitario.
Per tutta la terza media ho evitato di mangiare gomme e caramelle alla frutta, limitandomi solo alle Vigorsol alla menta. Il motivo non lo ricordo o forse non c’era nemmeno.
Alle superiori per un anno intero non ho mangiato cioccolato, con la convinzione che facesse venire i brufoli (che continuavo ad avere).
Finita l’università, per alcuni anni mi sono rifiutata di mangiare da Mc Donald's per oppormi alla globalizzazione alimentare perpetrata dalle multinazionali.
Al di là delle diete più o meno folli, con l’arrivo dell’estate ho sentito l’esigenza di disintossicarmi (non solo dal cibo spazzatura) e su tumblr e instagram già dallo scorso anno ho notato delle  immagini  di  belle caraffe di acqua con all'interno delle verdure che inizialmente pensavo fossero  zucchine e poi ho scoperto in seguito essere cetrioli.
Si chiama appunto cucumber water, in italiano semplicemente 'acqua al cetriolo', a cui possono venire aggiunti altri ingredienti come fette di limone,  menta fresca e zenzero. Ne ho parlato con una mia amica e abbiamo deciso di farla anche noi. Io ho scelto tutti prodotti biologici, così per esempio ho potuto lasciare un po' di buccia al cetriolo senza che la mia acqua risultasse radioattiva. L'ho lasciata una notte in frigo e il mattino dopo era pronta, fresca da bere. Ora se ti fa schifo il cetriolo non la consiglio anche se il sapore è quasi impercettibile. Non so quanta ne vada bevuta perché abbia effettivamente proprietà disintossicanti. Dopo due bicchieri mi sembrava di affogare, ma sono io che non sono abituata a bere molto. Comunque l'ho trovata piuttosto gradevole.
La ricetta che ho seguito io la trovate qui.

giovedì 8 maggio 2014

Eleutheromania

Respiro.
Anche se tutto sembra uguale, forse qualcosa è cambiato.
Respiro ancora.
Profondamente.
Inspirando faccio entrare tanta aria nei polmoni e poi espirando ne faccio uscire altrettanta.
Mi gira un po’ la testa, ma non è un male, perché rimango con i piedi per terra.
Squilla il telefono e non rispondo.
Nessun senso del dovere mi fa scattare a dire “Pronto!”, perché non sono pronta e non  voglio esserlo più.
Giro gli occhi verso degli appunti presi un mese fa e non mi dicono più nulla, come se quelle cose le avesse scritte qualcun altro in una lingua straniera. Mi appaiono simili a bizzarri geroglifici disegnati su un foglio bianco stropicciato.
Chi ne avrà voglia continuerà a stare  in prima linea, ma non io. Io preferisco stare nelle retrovie a guardare il tramonto, a seguire con lo sguardo una farfalla colorata, ad ascoltare il silenzio.
Non  voglio più sentire la mia voce che parla e non sa nemmeno di cosa, che esce dalla gola e rimbomba acuta nella stanza andando poi a morire sotto i piedi.
Non sono ancora completamente leggera.
Qualche altra zavorra va lasciata andare.
Si fa strada in me una strana e piacevole sensazione di svuotamento.
E’ ormai tempo di riempirlo quel vuoto.
Finalmente.

Respiro.